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Barbara: condividere racconti e ricevere emozioni

  • 5 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Barbara ha una professione davvero interessante: è personal producer, segue registi nelle produzioni internazionali, soprattutto in ambito pubblicitario. Un’attività che l’ha portata letteralmente in ogni angolo del pianeta.

Ma alla RSA Arzaga è arrivata attraverso un’esperienza che ha cambiato drasticamente la sua vita tra aeroporti e set. “Circa 10 anni fa mia madre si è ammalata di Alzheimer - racconta - la mia intera esistenza si è capovolta e ho dovuto staccare dalla mia professione per seguirla. Anche se ho avuto la possibilità di inserirla nelle migliori strutture di assistenza, non potevo lasciarla sola. Due anni fa c’è stato un peggioramento significativo sia delle sue facoltà cognitive sia delle condizioni fisiche. A quel punto ho deciso di trasferirla a Milano e, dopo aver valutato diverse soluzioni, sono arrivata alla RSA Arzaga, pur non appartenendo alla comunità ebraica".


  • Quando ha pensato che all’Arzaga poteva essere qualcosa di più di una semplice visitatrice?

Venendo quotidianamente a trovare mia madre  ho cominciato a conoscere i residenti e, vista la mia esperienza, ero sensibile a un certo tipo di fragilità, soprattutto a quelle causate dal decadimento cognitivo. Sentivo che a queste persone mancava un po’ di leggerezza, qualcosa che riportasse un sorriso e un momento di spensieratezza nella loro quotidianità. Così ho iniziato semplicemente, proponendo giochi e attività di “allena-mente”, pensati per stimolare la memoria e mantenere viva la curiosità, in un clima divertente. Ogni settimana il gruppo che ho coinvolto è diventato sempre più numeroso, così alla fine mi hanno dedicato una stanza con un grand monitor. Due volte alla settimana sono stata inserita nel calendario delle attività della struttura : dedicavo un giorno al racconto e l’altro ai giochi. Quando mia mamma è mancata, pochi mesi fa, sapevo che non avrei potuto abbandonarli. Non c’è stato neanche da pensarci ed ho deciso che sarei entrata a far parte del Volontariato Federica Sharon Biazzi. 

  • Oggi come ha impostato il suo laboratorio?

Sto riprendendo lentamente il mio lavoro, quindi vengo una volta alla settimana, tutti i martedì pomeriggio. Ho costruito gli incontri attorno al tema del viaggio e del racconto. Con il tempo ho imparato a capire cosa li coinvolge di più e come accompagnarli in queste piccole avventure. Racconto i luoghi che ho visitato, ma preparo ogni incontro con grande cura, arricchendolo con fotografie, letture, ricette tradizionali e curiosità che rendono l’esperienza più viva e coinvolgente. Insieme abbiamo attraversato gli Stati Uniti e l’Australia, ma negli ultimi tempi abbiamo scelto mete più vicine, esplorando Milano e ora stiamo finendo il giro della Sicilia, Pantelleria e Lampedusa. Ogni viaggio diventa così un’occasione per scoprire, ricordare e condividere emozioni.

  • Cosa le dà questa esperienza?

Non c’è lavoro che possa regalarti più emozione di essere a contatto con le persone anziane. Vedere la loro felicità mi ripaga dalla sofferenza che ho avuto in questi anni. Per me è stato sempre naturale creare un rapporto di condivisione e di empatia con loro. La soddisfazione è vedere che apprezzano il mio sforzo: il nostro incontro dovrebbe iniziare alle 16.30, ma alle 16 sono già lì che mi aspettano; A volte ricevo messaggi dai loro figli che mi raccontano quanto i loro genitori siano felici di aver visto luoghi meravigliosi attraverso i miei racconti e le mie fotografie. Spesso sono gli stessi ospiti a condividere con me i ricordi che quelle immagini hanno risvegliato. Ascoltandoli, mi emoziono profondamente, fino alle lacrime, e sono felice di poter regalare loro qualche momento di svago, serenità e spensieratezza.

  • Continuerà a fare la personal producer?

Sì, il mio lavoro è importante e continua a darmi soddisfazioni, ma ho capito che il mio vero obiettivo per il futuro è fare qualcosa per gli altri.

Per anni la mia professione mi ha portato in luoghi straordinari, regalandomi esperienze e ricordi indimenticabili. Oggi, però, sento il bisogno di riempirla anche di emozioni autentiche, di sorrisi condivisi e di piccoli gesti che possano fare la differenza nella vita di qualcuno.

 
 
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