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Silvio: non sapete quanto ci si diverte a fare del bene

  • 23 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Il Volontariato Federica Sharon Biazzi è fatto di tante persone, che vi racconteremo un po' alla volta. Oggi conosciamo l’ultimo arrivato: Silvio Bucchioni, 36 anni, una laurea in storia e una carriera da manager nei servizi alle aziende legati alla sostenibilità. È arrivato alla RSA Arzaga meno di un mese fa, seguendo una scelta di vita particolare che si sta rivelando ancora più interessante del previsto.


Com’è stato il percorso che ti ha portato a questo tipo di attività?

Mi sono trovato ad avere del tempo a disposizione in un periodo di transizione lavorativa. Di solito occupo questo spazio viaggiando, o facendo musica, ma in questo particolare momento, visto che mi sono concentrato sulla mia crescita professionale raggiungendo buoni risultati, forse era arrivato il momento di rivolgere anche la stessa attenzione nel campo sociale. 

Da qui la scelta che ti ha fatto incontrare il Volontariato?

Quello è stato un po’ per caso. Una volta deciso che volevo fare qualcosa per gli altri, ho chiesto a Google Maps quali erano le strutture più vicine a casa. In zona Bande Nere a Milano ne ho trovate tre, ma solo la RSA Arzaga mi ha risposto chiedendomi un colloquio. È curioso che, avendola scelta per motivi logistici, non avessi la più pallida idea che fosse una struttura legata alla Comunità Ebraica. L’ho scoperto solo vedendo le immagini alle pareti una volta entrato. 

Oggi di cosa ti occupi con il Volontariato Sharon Biazzi?

La primissima attività è stata portare fuori i residenti in grado di camminare autonomamente.  Abitualmente ne ho due: c’è Giuseppe e poi Piero, un ragazzo di 94 anni che ha tanta voglia di parlare e di uscire. Facciamo delle passeggiate fino al bar ci prendiamo un caffè. A volte si aggiungono altri residenti e altri volontari e facciamo un bel gruppo. 

Ma hai avuto modo di mettere a frutto anche le tue capacità professionali, vero?

In un primo tempo, data la mia passione per la storia e l’importanza della memoria nell’ebraismo, mi ero reso disponibile all’ascolto di persone che volessero raccontare la propria vita, ma mi sono reso conto che per molti di loro significa rievocare momenti terribili. Così abbiamo impostato un livello diverso di conversazioni: un laboratorio basato sulla cultura generale che parte da quattro domande aperte e prevede risposte in grado di stimolare anche ricordi personali.  Se, ad esempio, faccio una domanda sulla Rivoluzione francese ci sarà qualcuno che mi vuole parlare di un suo soggiorno in Francia o di un ramo della famiglia che vive a Parigi. Ne esce un racconto comune in cui ognuno seleziona i suoi aneddoti preferiti, senza forzature. È piaciuto molto. E poi giochiamo anche con le parole e con i proverbi… sono passatempi che forniscono un’ottima scusa per chiacchierare.

Cosa ti dà questa esperienza

C’è un aspetto di questa attività che non si dice mai. Sì c’è il concetto che facendo volontariato si riceve più di quanto si trasmette, ma la verità è che è anche divertente. Io e loro ci facciamo un sacco di risate.

 
 
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