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I nostri passeggeri raccontano

  • 17 feb
  • Tempo di lettura: 2 min
Un asistito che sale in auto

La rete del Volontariato Federica Sharon Biazzi non è fatta solo di persone che mettono il cuore nel loro lavoro al servizio degli altri. Anche chi viene assistito in qualche modo entra a far parte di un gruppo che condivide gli stessi valori e lo stesso impegno. Questo è particolarmente vero per chi usufruisce da tempo del nostro servizio di trasporto: il fiore all’occhiello del Volontariato che mette a disposizione gratuitamente mezzi ed autisti per chi deve recarsi a terapie e cure sul territorio di Milano e non può farlo in modo autonomo.

A partire da oggi vorremmo farvi conoscere qualcuno di loro che è diventato, negli anni, parte della nostra famiglia. Li ringraziamo per aver accettato di condividere la loro storia con noi e per raccontare la loro esperienza con il Volontariato.


Sergio ha 77 anni e circa 15 anni fa gli è stata diagnosticata una mielopatia, un grave disturbo del sistema nervoso con sintomi quali dolori e debolezza muscolare. Una malattia che pregiudica la capacità di spostarsi autonomamente. Poco dopo, è entrato in contatto con la nostra Associazione.


Come ha incontrato il Volontariato?

Sinceramente non ricordo, è probabile che qualcuno me lo abbia suggerito, ma all’epoca ero appena venuto a sapere della mia malattia e c’erano molte cose da organizzare: dovevo affrontare un altro modo di vivere, era tutto molto complicato. Ho una moglie e due figlie, ma una lavora a Londra l’altra è pilota civile; quindi, si trattava di trovare qualcuno che potesse occuparsi dei miei spostamenti e, al contempo, dovevo pianificare diverse visite specialistiche per la diagnosi e le prime terapie. Loro si sono attivati subito.


Oggi come è la situazione?

Adesso è diverso, la malattia ormai mi è nota, si tratta solo di controllare che non progredisca, quindi un numero di visite molto minore. In compenso il Volontariato mi dà una mano anche per gli spostamenti personali necessari, ma non legati strettamente a cause mediche. Mi aiuta ad essere più indipendente di fronte a tutte le limitazioni della mia malattia.


Come si è evoluta la sua esperienza?

Con il tempo si è trasformata in un’amicizia verso tante persone.  C’ è quella con la signora Hasbani che sento sempre al telefono, gentilissima, e poi con gli autisti. Trasporto dopo trasporto accompagnamento si crea un legame stretto, basato sulla fiducia e sulle confidenze scambiate in quei momenti.

In particolare ricordo molto bene i viaggi con Claudio, che poi è andato in pensione, ma mi è stato vicino per tanto tempo, portandomi da una parte all’altra della città. Sono state ore di colloquio aperto su tutto. Ricordo che è venuto anche nei giorni in cui non ha potuto fare servizio perché un attacco particolarmente acuto della mia malattia ha richiesto un trasporto in ambulanza. Oggi c’è Marco e anche con lui il dialogo è aperto, ma mi ricordo anche di Rossella e della sua famiglia che, racconto dopo racconto, è diventata parte della mia. Con ognuno c’è sempre stato un piacevole scambio di esperienze.


L’empatia è un importante valore aggiunto quindi?

Non è certo come prendere un taxi, e non solo perché i mezzi sono pensati apposta per le persone disabili e il personale è

preparato, ma perché offrono un servizio personalizzato sul piano fisico ed emotivo: si crea un rapporto di cura personale dal valore inestimabile.

 

 
 
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