Con Paola, il vero capolavoro è stare bene insieme

Paola ogni settimana distribuisce colori, pennelli e tanta ispirazione, mentre si occupa di uno dei laboratori più artistici del Volontariato alla RSA Arzaga: quello di pittura. Del resto, è la persona giusta: si è formata all’Accademia delle Belle Arti di Brera, diplomata in scultura alla Scuola di Marino Marini e, oltretutto, è stata a lungo insegnante della Scuola Ebraica di Milano. Qui però non ci sono premi o diplomi in palio, ogni disegno è la bellissima rappresentazione di qualche ora di svago con la possibilità di allenare la mente e la coordinazione.
Quando ha cominciato a condurre il laboratorio di pittura?
Almeno quattro o cinque anni fa. Ma la RSA Arzaga ha sempre fatto parte del mio mondo: sono iscritta alla Comunità Ebraica e mia madre è stata ricoverata nella Residenza prima di mancare, quindi conoscevo già l’ambiente. A un certo punto, considerando che tenevo già corsi di pittura alla scuola ebraica, il Volontariato Federica Sharon Biazzi mi ha contattata chiedendomi se fossi disposta a tenere un corso per le persone che si trovavano qui. Il mondo del volontariato mi aveva sempre interessata e avevo già avuto altre esperienze, anche se in ambiti diversi.
Che tipo di corso ha ideato per i residenti della RSA?
In realtà l’approccio è molto personalizzato, considerando che il gruppo è eterogeneo e di dimensioni variabili. Bisogna tenere conto di chi ha problemi di salute e poi c’è chi è più timido e pensa di non riuscire a produrre cose interessanti e chi invece è più spigliato. Ognuno va stimolato in modo differente e a volte serve qualche incoraggiamento in più per lasciarsi andare. Allora propongo una serie di immagini, magari anche semplici, giusto perché alcuni non abbiano la crisi del foglio bianco. Spiego sempre che non dobbiamo copiare i soggetti, che servono solo come ispirazione: l’arte è sempre reinterpretare.
Che tecniche usate?
Di preferenza gli acrilici: sono facili da usare, se uno sbaglia si possono sovrapporre e poi sono facili da smacchiare.
È emerso qualche talento tra i partecipanti?
Lo scopo non è certo fare una mostra. Però loro sono soddisfatti e, se possono, tornano sempre. Ora abbiamo un bel gruppetto composto da molti habitué e c’è almeno un signore con una bella mano, ma parte avvantaggiato perché una volta faceva il grafico. Comunque si impegnano tutti e il laboratorio permette di mantenere attiva la mente e stimolare la manualità. Se riusciamo in questo, abbiamo già fatto un capolavoro.


