Gloria che legge i libri e gli stati d’animo.

Il laboratorio di letture di Gloria è nato appena tre mesi fa, ma è già diventato un momento di aggregazione imprescindibile per come riesce a stimolare riflessioni e ricordi. Del resto, leggere è sempre come viaggiare nel tempo e nello spazio e Gloria è bravissima a capire in che direzione può portare un libro o una poesia. Ci riesce leggendo, a sua volta, i volti di chi ha davanti: non per nulla è psicoterapeuta. Per la nostra piccola rubrica dedicata ai volontari della nostra associazione ecco cosa ci ha raccontato della sua attività.
Prima di parlare di libri parliamo di Lei. Com’ è entrata in contatto con il Volontariato?
Il tramite è stato mio padre che ha vissuto nella RSA Arzaga per sei anni, fino al novembre 2019: in quel periodo ho avuto modo di vedere direttamente tantissime persone del Volontariato impegnarsi nell’attività per i residenti. L’idea mi aveva interessato, ma considerato che il mio lavoro mi mette già molto a contatto diretto con gli altri attraverso il dialogo, avrei preferito un compito molto pratico e non necessariamente rivolto al mondo ebraico di cui faccio parte.
Poi però qualcosa l’ha indirizzata diversamente
Il 7 ottobre ha cambiato un po’ questa prospettiva: sono laica, ma anche legata alla vita della Comunità Ebraica e cercavo qualcosa rafforzasse questo legame. Quindi ho scritto al Volontariato Federica Sharon Biazzi mettendomi a disposizione, ma anche in questo caso non sentivo una specifica vocazione, pensavo che avrei accompagnato le persone in palestra per la fisioterapia… qualcosa di semplice.
Da questo proposito a un laboratorio di scrittura, però, c’è un bel salto
Anche qui c’entra un po’ mio padre: quando due mesi fa è nata la prima idea di creare un piccolo gruppo di discussione, anche per me si trattava di un’esperienza tutta da costruire. Ma poi ho pensato a lui: non era un grande lettore, però era una persona molto curiosa e quando era qui partecipava a diversi gruppi di lettura condotti da personaggi molto competenti. Era attentissimo, non si perdeva una storia. Mi sono detta, proviamo.
Ed è andata bene
Sono ancora molto in sperimentazione, cambio lettura ogni volta, cerco di farmi guidare da quel che succede. Il gruppo è piccolo, al massimo sono dieci persone, in prevalenza donne e ogni volta c’è un certo ricambio. Anche per questo fino ad oggi ho letto cose diversissime e, inoltre, ho notato che nei gruppi ci sono persone di una cultura immensa e un buon numero di persone che non sono di tradizione ebraica, quindi si può veramente spaziare.
Mi fa qualche esempio di ciò che affrontate?
Ho cominciato gli incontri leggendo un pezzo di “Memorie di una ragazza per bene” di Simon de Beauvoir e accorgendomi che sapevano tutto di lei e di Sartre. Un successo strepitoso. Una signora alla soglia dei 100 mi ha detto: “Serviva un gruppo femminile dove, finalmente, si potesse parlare di sesso”. Lì ho capito che tutte le vicende di quel libro, sull’emancipazione della donna e sul rapporto tra i sessi loro le avevano vissute e subite. Un’altra volta ho letto un libro di Simona Loiacono che si intitola “Anna degli incanti”. Racconta di una monaca carmelitana richiusa in Sicilia durante il periodo dell’Inquisizione, sono state talmente rapite dalla storia che non c’è stato bisogno di commentare altro. In questi giorni, poi, ho voluto affrontare gli aspetti di Rosh Hashanà, ma non volevo parlare della ricorrenza solo dal punto di vista ebraico e ho provato a introdurre l’argomento tramite le ricette di cucina, ma non ha funzionato molto. Piuttosto è stata interessante la simbologia di questa festività come un momento in cui si possono ricucire gli strappi con il passato. Alla fine mi sono ritrovata a leggere una poesia che parlava appunto del rammendare e che ci ha permetto di discutere delle cose che abbiamo in sospeso, delle persone che nel tempo si sono legate o slegate alla nostra vita. È stato un momento molto emozionate.
E adesso cosa avete in programma?
È uscito un libro di 20 scrittori italiani che raccontano la loro esperienza scolastica. E un’esperienza che mi sono reso conto può essere condivisa facilmente: chi non ricorda la scuola? Per esempio, una residente centenaria, era stata una maestra: abbiamo parlato tutto il tempo di bambini e di lezioni. In generale, è come se la scuola fosse una la loro eterna famiglia. Iniziamo da lì poi come al solito si vedrà.


